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L’antibiotico-resistenza: l’incubo della comunità scientifica

Antibiotico-resistenza: se questa parola non ti dice niente, sei proprio nel posto giusto! L’antibiotico-resistenza, infatti, è un tema di sempre maggiore interesse e riguarda non solo gli esperti del settore sanitario, ma tutta la popolazione. È quindi necessario avere una conoscenza, per quanto limitata, di questa problematica.

Iniziamo con le presentazioni

Prima di tutto, cos’è l’antibiotico-resistenza? Difficile fornire una definizione sintetica, ma possiamo affermare che è la capacità che possiedono alcuni batteri di resistere, appunto, all’azione degli antibiotici e quindi di sopravvivere anche in presenza di queste sostanze. Tale capacità è permessa da alcuni meccanismi particolari, come produrre composti che degradano gli antibiotici, oppure possedere una struttura esterna che impedisca agli antimicrobici di penetrare all’interno del batterio e, quindi, di nuocergli; i microrganismi riescono a mettere in atto simili strategie difensive grazie alla presenza di geni di resistenza, la cui particolarità è che non solo possono essere trasmessi verticalmente (ovvero dal batterio alla sua prole), ma anche orizzontalmente! Ciò significa che è possibile veicolare questi geni da un batterio a un altro che non ha nulla a che fare con il primo e che può addirittura appartenere a una specie diversa! La situazione appena descritta è chiaramente molto pericolosa, perché permette la diffusione di uno “scudo difensivo” a numerosissimi batteri che sono causa di malattie nell’uomo e negli animali.

Antibiotico-resistenza: il problema si diffonde a macchia d’olio

Ma perché l’antibiotico-resistenza oggigiorno sta diventando sempre più comune rispetto al passato? La risposta a questa domanda è semplice: perché negli ultimi anni l’uomo, usando in maniera spesso sconsiderata ed eccessiva gli antibiotici per trattare numerose malattie batteriche, ha favorito la diffusione dei geni di resistenza, esercitando una vera e propria “pressione selettiva”. Per chiarire questo concetto, pensiamo di prendere una popolazione eterogenea di batteri, alcuni dei quali resistenti a un antibiotico, come per esempio la ben nota Penicillina, e altri sensibili alla sua azione. Nel momento in cui viene usata la Penicillina, il farmaco elimina i batteri sensibili, ma non riesce a provocare la morte di quelli resistenti; ciò fa sì che i batteri resistenti, non dovendo più condividere le risorse dell’ambiente con altre specie di microrganismi, possano proliferare facilmente per mancanza di competitori: insomma, quello che è successo è che abbiamo liberato la casa dei batteri resistenti da coinquilini scomodi, facilitandone la diffusione.

Il quadro appena descritto è un esempio molto banale, ma che permette di capire che cosa può succedere nel momento in cui usiamo in modo eccessivo gli antibiotici, soprattutto se non rispettiamo i giusti dosaggi e le giuste tempistiche: favoriamo la crescita di batteri resistenti agli antibiotici e tale fenomeno ci impone di trovare costantemente delle nuove armi di difesa per cercare di curare delle malattie che prima potevano essere risolte con facilità!

Un barlume di speranza

Vi è però un importante fattore che gioca a nostro favore in questa partita a scacchi tra uomo e batteri: è stato riscontrato che per i batteri mantenere i geni di resistenza comporta una notevole spesa energetica, per cui, se non sono sottoposti alla citata “pressione selettiva”, ovvero se per molto tempo non entrano in contatto con l’antibiotico per cui sono resistenti, allora perdono i geni e con essi anche la loro resistenza! Pertanto, un batterio può tornare ad essere sensibile a un vecchio antibiotico, che potrà quindi essere recuperato e nuovamente sfruttato per eliminare il patogeno. È chiaro, detto ciò, quale sia l’obiettivo primario della riduzione dell’uso di antibiotici in tutti i settori, dalla medicina umana a quella veterinaria: favorire la perdita dei geni di resistenza batterici, così da preservare l’efficacia degli antimicrobici a nostra disposizione.

E tu cosa puoi fare?

Tutti possono fare qualcosa per combattere l’antibiotico-resistenza: usare antibiotici specifici solo quando si ha realmente bisogno, rispettare sempre dosi e tempi dettati dal medico, ma anche prevenire alcune patologie affidandosi, per esempio, alla profilassi vaccinale, una delle armi più potenti a nostra disposizione. Quelle appena riportate sono solo alcune delle strategie che ciascuno di noi, con l’aiuto dei medici, può mettere in atto per contrastare un fenomeno che ormai non può più essere ignorato. Concludiamo questo articolo sottolineando che le poche informazioni che trovate qui riportate non sono sufficienti per esaurire la trattazione di una tematica così vasta; sono però disponibili molti altri strumenti di informazione sull’argomento che è possibile consultare liberamente, come ad esempio il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza.

“Viviamo in competizione evolutiva con microbi, batteri e virus. Non c’è nessuna garanzia che saremo noi a sopravvivere”

— Joshua Lederberg

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