Vai al contenuto

La sperimentazione animale: esistono delle alternative?

Fin dagli albori della ricerca scientifica, la sperimentazione animale ha sempre rivestito un ruolo fondamentale per lo studio di molecole, microrganismi e patologie; gli animali infatti rappresentano un sistema complesso che consente di riprodurre verosimilmente le condizioni di sviluppo e diffusione che si riscontrerebbero nella specie target (ad esempio, l’uomo). La sperimentazione in vivo, come viene definita, è così diventata una tappa imprescindibile nel lungo iter finalizzato alla pubblicazione di una nuova scoperta o alla commercializzazione di un farmaco. Ma è davvero indispensabile?

Russel e Burch: ridurre il ricorso ad animali è possibile?

I primi a provare a ridefinire la sperimentazione animale sono stati Russel e Burch con una ricerca pubblicata nel 1959: contrariamente a quanto condiviso dall’opinione pubblica, infatti, gli scienziati sono stati tra i primi a porsi interrogativi etici e ad adoperarsi per individuare alternative. La loro tesi, intitolata The Principles of Humane Experimental Technique, si proponeva come obiettivo illustrare le problematiche relative alla sperimentazione animale (distinguendo e definendo tutte le tecniche che prevedevano l’utilizzo di organismi superiori) e proporre un nuovo sistema di ricerca basato non solo sul miglioramento delle condizioni di vita degli animali di laboratorio, ma anche sulla loro sostituzione. Rivoluzionaria è stata l’introduzione del concetto delle 3R: si tratta di un approccio, oggi conosciuto con la definizione di “metodo alternativo”, basato sui concetti di Reduce (riduzione), Refine (miglioramento delle condizioni di vita) e Replace (sostituzione) degli animali da laboratorio.

I metodi alternativi alla sperimentazione animale

Oggi molti ricercatori sono impegnati nell’individuazione di nuovi modelli che possano essere utilizzati come valida alterativa alla sperimentazione animale: ogni anno, infatti, l’EURL ECVAM (European Union Reference Laboratory for Alternative to Animal Testing) pubblica uno status report (consultabile online) contenente aggiornamenti sullo sviluppo, sulla validazione e sull’accettazione regolatoria di metodi alternativi approvati e di nuovi approcci sperimentali. Tra i metodi alternativi riconosciuti rientrano modelli in vitro (sfruttano colture cellulari) e in silico (utilizzano modelli matematici e previsionali), spesso impiegati insieme in strategie integrate. Al momento sono stati validati ben 100 metodi alternativi di cui 58 in vitro.

Vi è però un grosso problema: discipline come la tossicologia e la farmacologia, che studiano la dinamica e la cinetica delle diverse molecole all’interno di un organismo (assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione della sostanza), difficilmente possono fare a meno della sperimentazione animale, proprio perché non sempre è possibile riprodurre un sistema così complesso. In conclusione, quindi, possiamo affermare che la comunità scientifica stia facendo il possibile per sostituire gli animali con modelli predittivi affidabili, ma, con le tecnologie attuali, non sempre è possibile attuare un Replacement totale

Per saperne di più continua a seguirci su Vet’s pills.